Rifiuto Scolastico e Disagio

Rifiuto Scolastico e Disagio

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Disattenzione, pigrizia, indolenza nel bambino, spesso, nascondono ben altri problemi non riconosciuti e/o sottovalutati, che sfociano in rifiuto scolastico e/o disagio.

Il progresso, la didattica moderna e la ricerca in campo educativo non bastano a risolvere problemi che toccano, invece, aspetti emozionali meno controllabili.

Gli adulti con i loro vissuti, le loro emozioni e le loro fragilità, non “raggiungono” il bambino, già figlio di un’altra epoca molto più complessa.

Alcuni Esempi del Disagio Infantile Attuale.

Atteggiamento iper -richiedente del genitore e/o insegnante: quando le aspettative dell’adulto sono molto alte rispetto al ritmo del bambino e alla sua maturazione, il piccolo si misura continuamente con l’incapacità di soddisfarle e, per difendersi dall’ansia, cede all’inattività. Non raramente gli adulti vivono gli scarsi risultati scolastici come prova di una presunta inadeguatezza personale, le richieste al bambino diventano, quindi, eccessive ed ansiogene al fine di riscattare la propria immagine.

Problemi specifici di apprendimento: dislessia, disgrafia, discalculia, attenzione labile e tempi ridotti di concentrazione sono alla base di molte “fatiche scolastiche”. Studi, ormai, conosciuti e divulgati ampiamente, sottolineano la necessità di diagnosi precoci per focalizzare “il disturbo”. Colpevolizzare il bambino, insistere con massacranti esercitazioni non risolve ma, anzi, porta al rifiuto scolastico. Occorrono strumenti didattici alternativi ed efficaci che siano di supporto a difficoltà oggettive: l’intelligenza, in questi casi, non appare compromessa, ma anzi, non esiste diagnosi di dislessia se non in bambini intelligenti.

Disagio familiare: il bambino che vive conflitti in famiglia, come separazioni, liti familiari, problemi economici non filtrati, spende la propria energia nel risolvere la sofferenza che ne deriva. La concentrazione che serve all’apprendimento, risulta compromessa così come i risultati.

Iper protezione: il bambino eccessivamente protetto si sente di non poter superare le difficoltà che si trova ad affrontare; ogni richiesta gli provoca ansia e reagisce con regressioni infantili e ritiro. Non tollera le frustrazioni, che vive come minacce e rifiuta la scuola come luogo “cattivo” in cui non viene tutelato.

Aggressività e/o maltrattamenti: il maltrattamento fisico e/o psicologico alimenta una grande rabbia che supera le regole imposte e non permette adattamento nell’ambito scolastico. L’adulto è vissuto come minaccia continua e a lui rivolge ciò che, in altri ambienti, subisce. Reagisce con aggressività sia per vissuti interni sia al minimo evento esterno che lo mette alla prova. Spesso prevarica i compagni e li aggredisce anche senza motivi palesi, ha un grande senso di emarginazione che tenta di superare con atteggiamenti da bullo.

Solitudine: il bambino che vive solitudini continue trova una grande difficoltà di condividere gli spazi condivisi con coetanei e adulti, ha difficoltà ad esprimere opinioni ed emozioni, si sente tradito nel suo bisogno di accoglienza; le reazioni possono andare dalla chiusura relazionale alla rabbia.

Ritardo psicomotorio: il bambino con ritardo, seppur lieve, non riesce a stare ai ritmi dei coetanei, se non supportato adeguatamente rischia sentimenti depressivi e ritiro. Si assiste oggi, ad un fenomeno che non evidenzia il bambino problematico ma intere classi con elevato disagio; il gruppo diventa a volte esplosivo, con danni che ricadono sia sui bambini che sugli adulti, impreparati alla gestione dei conflitti.

La necessità di condividere il disagio (genitori ed insegnanti) diventa prioritaria e non serve cercare colpe e colpevoli. E’ paradossale assistere, a volte, alla difesa ad oltranza del proprio operato piuttosto che alla individuazione di strategie comuni.

Gli insegnanti ed i genitori più sensibili al benessere del bambino ottengono sicuramente risultati migliori ed in breve tempo, mettendo insieme la conoscenza del piccolo nei vari contesti. Quando questo, per motivi di alta conflittualità non è possibile, sarebbe opportuno rivolgersi ad un mediatore esterno che riporti l’attenzione sul bambino.