Le Paure degli Adolescenti …Altro che Bulli!

Le Paure degli Adolescenti: non Sono Bulli!

Da quasi un anno ho avuto la grande opportunità di conoscere meglio i ragazzi nella loro quotidianità scolastica, di entrare in contatto con loro senza, nulla, chiedere…

L’attività di consulenza, (in aiuto al sostegno scolastico) al F.o.r.al di Novi Ligure (Scuola di Formazione Professionale gestita dalla Provincia) mi ha dato l’enorme opportunità di ascoltare gli adolescenti all’interno del loro gruppo di riferimento, di creare, con loro, una empatia nuova fuori dagli schemi didattici e/o da spazi terapeutici.

Attraverso un contatto empatico, ho visto risorse e sensibilità.

Il nostro incontro settimanale è diventato una opportunità di crescita per tutti ma per loro ha rappresentato un importante spazio di ascolto in cui raccontare la propria vita, i propri sogni e paure senza il timore di essere giudicati.

Dietro all’apparente sicurezza e all’atteggiamento dissacrante, i ragazzi non aspettano che una sospensione del giudizio da parte degli adulti.

adolescenti bullismo

Insegnanti e genitori, d’altra parte, si trovano di fronte a nuove richieste e comportamenti che spiazzano e disorientano ma di cui, sono in parte responsabili.

Il lamento e la fuga dagli adolescenti “difficili” non aiuta e, sarebbe fallimentare, pensare di risolvere le nuove problematiche con vecchi strumenti.

L’autocritica può essere il punto di partenza: il sistema sociale e tutta la “spazzatura” odierna non è “roba” da ragazzi né è stata inventata da loro.

Alcuni Concetti su cui Riflettere:

1) Incoerenza: ai ragazzi si chiede esattamente ciò che non si è in grado di dare…
Invocare il principio di autorità ha senso solo se il modello è autorevole, se non mostra falle,
se chiede e dà.

M. 15 anni si lamenta di dover seguire delle regole, puntualmente, trasgredite dagli adulti: Mi chiedono di spegnere il cellulare per non distrarmi ma quando parlo con un grande non riesco mai a terminare le frasi perchè sono continuamente interrotto da telefono.

Mio padre ci vive al cellulare e durante la cena tra la tv e gli squilli continui, non credo di
finire mai un discorso.

2) Morale: sono immorali i comportamenti di molti giovani, usano linguaggi scurrili, poco
rispettosi nei confronti del prossimo, non hanno regole sociali, non hanno emozioni.

Mi chiedo a chi tocca insegnare le emozioni e quali sono le responsabilità degli adulti in questa sordità emozionale?
Si può pensare che i frutti “marci” siano responsabili di esserlo? E la pianta che funzione ha?

F. 18 anni: mi dice che è angosciato dalla politica, dalla corruzione di quelli che dettano le regole, mi dice che tanto i grandi rubano e sono sempre ai posti di comando; basta avere dei buoni avvocati ed essere in alto.

Non vede futuro e la vera vita, quella autentica è quella della strada, della musica rap che denuncia e non si corrompe per nessun prezzo. E’ la musica il mezzo per raccontare la sua rabbia e la sua delusione. Per fortuna!

3) Ascolto: i ragazzi non ascoltano e non assimilano nulla degli insegnamenti tanto ripetuti.

Consigli ed esempi si sprecano per arrivare a quei cervelli “disattivati”; l’ascolto si chiede con gli insulti, spesso, molto spesso…

Quanta fame hanno i ragazzi di ascolto? E da bambini quante volte è stato detto… dopo, quanta importanza si dà ai loro problemi? Perché dovrebbe ascoltare chi lo ha ignorato?

Non serve tanto tempo per ascoltare ma un pò di voglia ed umiltà.

L. 16 anni: Mia madre mi dice che la stresso con problemi inutili, i problemi me li invento per complicarle la vita ed intanto non faccio nulla per meritarmi i suoi sacrifici. Io non riesco a concentrarmi a scuola, ho troppe pensieri in testa.

S. 18 anni: Quando ho detto a mio padre che stavo male dentro mi ha risposto che lui stava più male di me perché i veri problemi erano i suoi. Non mi ha creduto finchè non ho avuto gli attacchi di ansia che mi toglievano il respiro.

Se un ragazzo coltiva insicurezze, se ha una immagine di sé debole, se reagisce con la rabbia agli eventi interni è, soprattutto, nell’infanzia che occorre cercare le risposte.

C’è da chiedersi chi o cosa impedisce ad un bambino di crescere, chi crea i bisogni, chi le solitudini?
Bombardati da spot e finzioni televisive, c’è da aspettarsi davvero un miracolo!

La lista delle contraddizioni che si respirano, sarebbe davvero lunga!

Non è difficile immaginare come tutto questo crei paure ed incertezze, travestite da arroganza per nascondere la fragilità; i ragazzi fingono (come tutto ciò che li circonda) di essere forti e temerari e li aiuta la loro rabbia e la loro impotenza.

Nei loro pensieri ci sono, invece, desideri e bisogni di accoglienza, bisogni diversi da quelli che si soddisfano con le “cose”; l’accusa di ingratitudine è superflua se si pensa al meccanismo che crea la dipendenza dai beni eccessivi e superflui. Paradossalmente i ragazzi sono più sereni quando hanno meno e riescono tollerare le frustrazioni dando un senso al concetto di conquista.

Difficile che un bambino impari ad aspettare, a conquistare, a dare valore alle cose e alle persone se l’adulto non ci si mette d’impegno; difficile che capisca che la rabbia va contenuta se gli adulti non lo fanno o se, in tv, assiste allo scempio delle liti in diretta.

E di quali bulli si parla? Forse di quelli che, dopo aver sfoggiato cultura e parole, mostrano al mondo, l’esatto contrario dei modelli educativi che pretendono?

Sarà difficile spiegare ai ragazzi che i bulli sono loro!