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FAQ
La consulenza on line per i genitori è una risposta sufficiente per i problemi dei genitori di adolescenti?

Mio figlio è un egoista, pensa solo a se stesso e non accoglie i valori di riferimento della nostra famiglia. Dove abbiamo sbagliato?

La migliore amica di mia figlia si è comportata molto male con lei, che ne soffre terribilmente. Devo intervenire?

E’ tornato a casa ubriaco. Ci dobbiamo preoccupare?

Mia figlia è carina, ma si sente orribile, va in giro tutta infagottata e si vergogna del proprio corpo al punto di desiderare un intervento di chirurgia estetica. Devo assecondarla?

Ha senso ricorrere alla chirurgia estetica?

Nostro figlio ci manca di rispetto e mia moglie lascia correre. Devo chiudere un occhio anch’io?

Mio figlio e’ adottato. ne soffrira’ durante l’adolescenza?

Non parla... come devo comportarmi?

La depressione di uno dei genitori puo’ interferire negativamente sullo sviluppo di un adolescente?

Mia figlia A. ha 15 anni e frequenta un ragazzo di 25. La cosa mi preoccupa anche perche’ ostenta un atteggiamento di sfida nei miei confronti e non riesco a impedirle di frequentarlo. Che fare?

Ho scoperto che mio figlio fuma lo spinello. Ha detto che e’ stata una cosa saltuaria ma ora ci siamo accorti che ne fa un uso frequente. Cosa fare? Quali sono i comportamenti da adottare? Come affrontare la situazione?

La consulenza on line per i genitori è una risposta sufficiente per i problemi dei genitori di adolescenti?

Quello che ci si propone di fare con la nostra iniziativa è di adattare ai bisogni dei genitori di adolescenti l’uso di internet ed è quindi importante partire dall’interrogarsi sulla condizione che stanno vivendo ed affrontando oggi questi genitori.

Il genitore di adolescente vive un momento importante di cambiamento, a volte di crisi, in un contesto sicuramente meno socializzato di quello del genitore del bambino. Si pensi ai gruppi di genitori che si iniziano a frequentare al momento della gravidanza, al sostegno alla nascita, all’inserimento al nido o anche al bisogno di confronto spontaneo con altre coppie che i genitori dei neonati spesso ricercano e riescono a procurarsi, all’importanza del ruolo rivestito dalle educatrici e dalle insegnanti della scuola materna ed elementare, al ruolo del pediatra e via dicendo... E’ esperienza comune che con l’ingresso nella scuola media diminuisca la partecipazione dei genitori alla vita scolastica dei figli, ma che con il passaggio alle scuole superiori, a volte anche fisicamente lontane da casa, i genitori vivano un isolamento dagli altri genitori e ci sia una scarsità di occasioni di confronto e di scambio di opinioni su questo momento dell’esperienza di genitori.
Se da una parte tutto questo risponde alle esigenze evolutive dell’adolescente, che cerca il proprio spazio per individuarsi,
dall’altra comporta una maggiore solitudine dei genitori, privati dell’opportunità di condividere ansie e difficoltà e forse lascia soli anche gli adolescenti.

Una possibile reazione all’isolamento può essere quella di una ulteriore chiusura dei genitori al mondo esterno e di un conseguente irrigidimento sulle proprie certezze, che non favorisce il dialogo con i figli adolescenti.
All’estremo opposto può esserci un atteggiamento di delega generica al mondo della scuola o al contesto sociale, affinché se ne occupino o affinché l’adolescente vi faccia da solo le proprie esperienze, senza però che venga fornito il necessario supporto a queste esperienze e alla loro elaborazione.
L’adolescente, infatti, sollecita risposte a volte anche molto complesse da parte degli adulti e mette alla prova la loro capacità di pensare a nuove soluzioni, può fare domande in maniera esplicita o, più spesso, implicitamente attraverso i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti, chiede agli adulti di mettersi in gioco nella relazione con lui e i genitori possono trovarsi in difficoltà a fornire da soli delle risposte.
Se si pensa poi a famiglie e a coppie spesso in crisi e tutte prese dai propri problemi esistenziali, il quadro che ne emerge può essere quello di un grande bisogno di supporto.

In un simile contesto internet può rappresentare un’opportunità importante a cui molti genitori possono far ricorso, in quanto rappresenta un modo nuovo, più rapido ed efficiente di accedere alla possibilità di informazione, formazione e comunicazione e apre una grande trasformazione dei rapporti interpersonali.
I vantaggi che Internet offre sono la velocità e l’elasticità dei tempi, nel senso che sarà l’utente a decidere in che momento entrare in contatto con l’ambito o la tematica che lo riguarda e potrà così sperimentare un primo approccio al problema per poi passare eventualmente ad un ulteriore approfondimento.
E’ indubbio che il mezzo telematico possa quantomeno favorire una iniziale presa di coscienza dei problemi emotivi dei genitori e/o dei ragazzi e portare alla condivisione nel gruppo utile alla risoluzione.

Esiste, infatti, una cultura di auto aiuto nella rete e, anche se l’adolescenza non è una patologia, sappiamo quanto lo scambio di opinioni, ad esempio attraverso un forum di discussione, possa rappresentare un aiuto per i genitori in crisi.
Il sito quindi ospita un forum, con un tema che sarà proposto sulla base delle esigenze riscontrate tra i genitori e che viene moderato dai curatori del sito, che provvedono anche a fornire un commento finale di sintesi dei diversi contributi.
Le FAQ, domande e risposte frequenti pubblicate sul sito, sono un esempio di come l’ esperto possa aiutare a fornire risposte e soluzioni ai genitori e supportarli nelle difficoltà.
I testi di presentazioni delle varie sezioni offrono ai genitori l’opportunità di familiarizzare con il linguaggio dell’equipe e il suo approccio ai diversi temi dell’adolescenza.
La consultazione attraverso e-mail è invece uno scambio privato tra genitore, che vi può accedere dopo essersi registrato, ed esperto, psicologo, assistente sociale o avvocato. Mette a disposizione una risorsa in tempi rapidi e in una situazione di grande libertà e spontaneità della richiesta, anche se comporta un certo sforzo legato al compito di scrivere.
Il momento in cui un genitore si accinge a mettere per iscritto le proprie difficoltà allo psicologo rappresenta anche una prima messa a fuoco dei problemi e l’apertura di uno spazio di riflessione sulla relazione con il figlio adolescente insieme a qualcun altro che si presume esperto.
Certo, il rischio può essere quello legato ad una aspettativa di risposta molto satura, la classica ricetta che risolve il problema immediatamente.
Obbiettivo della consultazione, in particolare di quella psicologica, è però quello di fornire un supporto ai genitori perché possano attivarsi a loro volta a trovare risposte e modalità di relazione più soddisfacenti per loro e per i loro figli.

Per concludere, se ancora oggi molti guardano a internet con un certo sospetto, come a un mondo virtuale, in cui ci si può isolare e non entrare in rapporto con gli altri, il sito “genitorieadolescenti” si pone invece come un’opportunità di incontro in rete e quindi come un facilitatore di rapporti in un contesto sociale che sicuramente non è di sostegno alla genitorialità posta di fronte alla sfida dell’adolescenza.


Mio figlio è un egoista, pensa solo a se stesso e non accoglie i valori di riferimento della nostra famiglia. Dove abbiamo sbagliato?

E’ importante distinguere tra una grave mancanza di contatto affettivo e una situazione di ritiro, che può essere davvero preoccupante, dal normale “egoismo” dei giovani che può far parte del processo di crescita e va inteso come il preciso compito evolutivo di pensare a costruire se stessi e la propria identità prima di poter avere qualcosa da dare e un sufficiente spazio per pensare agli altri.
L’adolescente è naturalmente egocentrico, il suo io sta al centro dei suoi interessi e inoltre deve separarsi dai legami familiare ed aprirsi al mondo esterno. Per questo può succedere che risulti molto più generoso con i suoi amici che con i genitori e i fratelli, oppure che scelga un ambito diverso da quello che i genitori privilegiano (la parrocchia o il terzo mondo...) per esercitare la propria disponibilità a dare.
A volte il giudizio di “egoista” dei genitori tradisce una visione adulto-centrica da parte degli adulti, che non tengono conto della necessità di lasciare il tempo necessario affinché un graduale processo di crescita abbia luogo e pretendono che l’adolescente piuttosto che elaborare personalmente la capacità di amare gli altri e maturare la possibilità di decentrarsi, debba assimilare tout court dei modelli “buoni” sulla base del giudizio di chi ha già completato il proprio percorso di crescita: gli adulti.
E’ sempre consigliabile avere fiducia che, se all’adolescente vengono forniti validi esempi di generosità e di capacità di cogliere i bisogni altrui, compresi i suoi - che non significa necessariamente “viziarlo” – prima o poi questi troverà a sua volta lo spazio sufficiente per farsi carico dei bisogni degli altri.
E’ importante non svalutare l’adolescente con giudizi negativi su di lui e sulla sua generazione, ma avere fiducia nella capacità creativa e di rinnovamento dei valori di cui ogni generazione può essere portatrice.
Dal punto di vista operativo si possono invece fornire dei compiti precisi, regole di collaborazione domestica o extra-domestica in modo da supportare dall’esterno lo sviluppo di comportamenti orientati verso gli altri, accettando che a volte questi compiti possano risultare al figlio faticosi o incomprensibili, proprio in quanto vengono dai genitori, che in questo momento gli possono apparire come i genitori dell’infanzia.
Va sempre ricordato, infatti, che la maturità affettiva dell’adolescente e quella dell’adulto non sono paragonabili e che la vita può essere colta da punti di vista opposti e a volte poco conciliabili.


La migliore amica di mia figlia si è comportata molto male con lei, che ne soffre terribilmente. Devo intervenire?


Certamente lei può intervenire ascoltando sua figlia e dandole il supporto affettivo di cui ha bisogno in questo momento, ma quasi sempre è consigliabile evitare di parlare con l’amica o con i genitori in casi del genere.
Questo momento può essere visto, anzi, come un’occasione per aiutare la ragazza a formare una capacità personale ed autonoma di gestire la conflittualità e di affrontare gli aspetti più faticosi e sgradevoli delle relazioni con gli altri, che nella vita sono inevitabili..
Meglio, però, non comunicare ai ragazzi l’idea che non ci si possa fidare di nessuno né, d’altro canto, stupirsi che sua figlia stia soffrendo anche molto.
E’ evidente che si tratta di una forte delusione e che può essere fonte di una intensa sofferenza psichica, ma è compito dei genitori anche quello di saper infondere fiducia nelle risorse dei figli e serenità relativamente a quanto ci si può aspettare dagli altri nella vita.
La ragazza va aiutata a tollerare questo momento sapendo che c’è qualcuno disposto ad ascoltarla, a capire come si sente e a condividere il suo stato d’animo, magari attraverso il ricordo di una esperienza analoga avuta da Lei alla sua età.
D’altro canto va anche aiutata a mettere in campo le proprie personali risorse e a mobilitare delle strategie utili a superare le sue attuali difficoltà di relazione.
In questo modo sarà messa nelle condizioni di affrontare direttamente eventuali chiarimenti, fratture, passi di riconciliazioni o altre soluzioni possibili, sentendosi libera di decidere senza interferenze e più sicura delle proprie capacità di gestire le situazioni difficili

E’ tornato a casa ubriaco. Ci dobbiamo preoccupare?

Bere sta diventando un’abitudine sempre più diffusa tra gli adolescenti anche nel nostro paese. Le sbornie collettive tra giovani, anche tra preadolescenti, stanno addirittura assumendo un significato di rito iniziatico, che fa sentire grandi, e si stanno diffondendo in tutti gli stati sociali.
Si tratta di una tendenza molto pericolosa perché non aiuta certo i ragazzi ad inserirsi nella società adulta, ma anzi li rende più vulnerabili.
Per alcuni ubriacarsi può rappresentare un modo per superare pensieri depressivi, per abbandonare pesanti inibizioni e raggiungere quello stato di leggerezza e di libertà emotiva che non riescono ad ottenere nella quotidianità.

L’alcool, però, comporta molti rischi e non va sottovalutato, anche se un’esperienza isolata di una ubriacatura non può essere demonizzata e stigmatizzata come alcoolismo.
La nostra società tollera questo tipo di comportamento, che però dovrebbe restare auspicabilmente entro limiti accettabili, dovrebbe cioè essere legato più alla piacevole trasgressione di una sera che al bisogno costante di ricercare un benessere impossibile.
Come per il fumo, la droga e i comportamenti a rischio, la prevenzione si deve dirigere essenzialmente nei confronti dell’insicurezza affettiva e degli stati depressivi degli adolescenti.
E’ piuttosto comune riscontrare che l’abuso di alcool, legato spesso ad una vita di gruppo, è un modo sbagliato di trovare all’esterno ciò che l’adolescente non riesce a trovare all’interno della famiglia, cioè una forma di comunicazione vissuta come intensa e significativa e in sentimento di forza collettiva di cui l’adolescente ha tanto più bisogno, quanto più si sente solo.

Sta agli adulti, quindi, di essere attenti e di aiutare l’adolescente a trovare sostegni che possano essere sentiti come buoni e valorizzanti.
Non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia importante che i ragazzi trovino presso gli adulti, genitori o altre significative figure di riferimento, delle occasioni privilegiate di piacere condiviso che diano senso e speranza al crescere e al vivere.
L’adolescenza è un momento in cui i vissuti depressivi sono particolarmente intensi e può essere più facile cadere in comportamenti, come il bere, che rappresentano una fuga da stati emotivi poco tollerabili.
Se non si recupera il piacere di vivere e crescere come valore e speranza condivisa dall’adolescente e dagli adulti che lo circondano, sarà molto difficile che i vantaggi momentanei legati allo stato di ebbrezza vengano abbandonati e che la condotta alcolista non si cronicizzi.

Mia figlia è carina, ma si sente orribile, va in giro tutta infagottata e si vergogna del proprio corpo al punto di desiderare un intervento di chirurgia estetica. Devo assecondarla?

In adolescenza il corpo assume un’importanza fondamentale anche in virtù dei cambiamenti cui va incontro e può diventare il luogo dove si incanalano le angosce legate all’età di passaggio.
A volte il disagio si fissa su di una particolare parte del corpo che viene sentita come inaccettabile, fino ad essere vissuta come qualcosa di mostruoso e come la fonte di tutto il malessere dell’adolescente. Può trattarsi del naso, delle orecchie, del seno... e nei casi più ostinati si ha a che fare con un disturbo fobico detto, appunto, “dismorfofobia”.
In altri casi si tratta di una profonda difficoltà ad accettarsi e ad integrare nel sé i cambiamenti corporei, a tollerare di non poter controllare i cambiamenti del corpo e in generale di non poter scegliere il proprio corpo sulla base del proprio modello ideale, oppure della difficoltà ad accettare il proprio corpo come sessuato e privato della “perfezione” infantile.
Spesso le inquietudini relative al corpo riflettono il divario esistente tra la cattiva immagine di se stesso che ha l’adolescente e l’imponenza delle sue aspirazioni a primeggiare.

Ha senso ricorrere alla chirurgia estetica?

Solitamente è consigliabile prendere tempo e non affrettarsi ad affrontare un intervento che può avere effetti e risultati non sempre conformi alle speranze iniziali. A volte l’adolescente potrà giungere a trovarsi inaccettabile anche dopo l’intervento, con un senso di delusione ancora più difficile da tollerare.
Se le preoccupazioni appaiono particolarmente sproporzionate e pesanti da sopportare è consigliabile pensare piuttosto ad una psicoterapia, che affronti i significati profondi legati a un tale stato di disagio e all’impossibilità ad accettarsi.
In altri casi, temporeggiare può avere il senso di dare all’adolescente il tempo per elaborare aspetti ancora poco digeriti di sé e legati alla difficoltà della crescita. Potrà così raggiungere un equilibrio migliore che gli consenta di integrare diversamente la propria immagine corporea e di abbandonare aspettative onnipotenti di perfezione e di controllo sul corpo.
A questo punto diventerà anche possibile valutare con serenità se un oggettivo difetto fisico può essere validamente ridimensionato attraverso un intervento di chirurgia estetica, di cui si riconosce l’effettiva necessità e da cui non ci si aspetta niente di più che un ragionevole miglioramento dell’aspetto esteriore.

Nostro figlio ci manca di rispetto e mia moglie lascia correre. Devo chiudere un occhio anch’io?

Il rapporto genitori-figli dovrebbe fondarsi sul rispetto reciproco, ma non si può non tenere conto del fatto che prevede una certa asimmetria.

Il riconoscimento dell’altro come persona indipendente e avente diritto ad avere i propri bisogni e i propri desideri è alla base del sentimento di rispetto. Ogni genitore dovrebbe porre alla base del rapporto con il figlio un profondo rispetto dei suoi bisogni, della sua potenziale autonomia, del suo corpo, del suo pensiero del suo diritto ad essere riconosciuto come individuo portatore di valori personali, del suo diritto ad avere relazioni extrafamiliari, ad apprendere e conoscere, ad aprirsi al mondo...
D’altra parte, il dovere dei genitori di svolgere una funzione educativa nei confronti del figlio rende questa relazione asimmetrica e fa sì che i genitori debbano imporre delle regole.
Con gli adolescenti di oggi non è più possibile però gestire le regole come succedeva fino a poche generazioni fa, in maniera assolutista e autoritaria. Nel mondo attuale un genitore che impone al figlio la propria volontà senza che ci sia alcuna possibilità di contrattare e trovare una condivisione, una adesione su di un terreno comune e dotato di senso per entrambe le parti, si mette nelle condizioni di perdere autorevolezza e di rompere il dialogo con il figlio, invece che accrescere la possibilità di ottenere rispetto.

E’ importante, però, che anche i genitori abbiano rispetto per se stessi e l’uno verso l’altro. L’auto-svalutazione o la svalutazione reciproca non rappresentano certo un buon esempio per i figli. In tal senso è importante che nei genitori ci sia l’aspettativa profonda di ricevere rispetto dai propri figli.
Il rispetto degli adolescenti per i loro genitori è spesso collegato al rispetto che ricevono e che hanno ricevuto nel corso dell’infanzia e al clima di rispetto reciproco tra i membri della famiglia. Sarà tutto più semplice se la fiducia reciproca, che deve essere uno dei punti chiave dell’educazione, regnerà in famiglia.

Per essere efficace il rispetto deve essere spontaneo e sentito e lo sarà tanto più facilmente quanto più l’adolescente sentirà che i suoi genitori sono profondamente rispettosi di lui come persona.
Il rispetto, infatti, non deve essere una conquista dell’età adulta, ma va garantito fin dalla più tenera età.

Se persiste un clima di profonda mancanza di rispetto, i genitori non dovrebbero tollerare che la situazione si stabilizzi e diventi ingestibile.
E’ preferibile cercare un aiuto esterno per meglio comprendere che cosa stia alla base di un clima relazionale insoddisfacente. Infatti, se il rispetto non può essere ottenuto con la forza, perché non si tratterebbe che di un compiacente adattamento e di una rinuncia ad un rapporto autentico, deve però essere sempre alla base dei sani rapporti tra genitori e figli.

Mio figlio e’ adottato. ne soffrira’ durante l’adolescenza?

L’adolescente adottato avrà maggiori difficoltà in questa fase della vita? La maggior parte dei genitori adottivi si ritrova a porsi questa domanda e a vivere con una certa ansia il passaggio adolescenziale dei propri figli.

Oggi la maggior parte dei genitori adottivi segue il consiglio degli specialisti di comunicare al figlio adottivo il più presto possibile la verità sulla sua origine. Ma ciò non significa che la questione sia chiusa una volta per tutte. Si ripresenta quasi sempre nel corso dell’adolescenza attraverso gli interrogativi sui genitori biologici e il desiderio di ritrovarli o almeno di conoscerli e sui motivi che li hanno spinti all’abbandono. Si tratta di un desiderio legittimo, ma che si serve di una base di realtà innegabile per nascondere altri interrogativi a volte più difficili da formulare.

“I miei genitori mi considerano come un vero figlio?” e “Mi avrebbero scelto e mi sceglierebbero ancora sapendo come sono diventato?”

Che consigli si possono dare ai genitori adottivi? Il principale, da cui dipendono anche gli altri, è quello di assumere la propria scelta e di affermare il proprio essere genitori di fronte a se stessi agli altri e soprattutto al proprio figlio, pur senza negare la realtà precedente. Il secondo consiglio è di essere vigili rispetto al rischio di proiezioni sul figlio delle proprie ansie.

Le certezze e le affermazioni perentorie sull’adolescente sul suo comportamento possono tradire il desiderio di controllare lo sconosciuto che l’altro rappresenta sempre, anche quando è il proprio figlio , che sia o meno adottato.

E’ importante fare spazio alla scoperta dell’altro con la sua complessità e le sue contraddizioni, piuttosto che pretendere di sapere tutto o di immaginare che l’incontro con i genitori naturali dispenserebbe da questa fatica della scoperta.

Da questa base si può partire con i propri figli per l’avventura di imparare ad accettare la propria storia e la propria realtà, in una nuova fase della vita, quella adolescenziale, da un lato, che comporta un’attenzione maggiore ed una consapevolezza crescente della propria identità e, dall’altro, quella di genitori non più di bambini, ma di ragazzi nella fase della crescita e della separazione dai legami infantili.


Non parla... come devo comportarmi?

Il silenzio degli adolescenti spesso preoccupa i genitori che hanno la sensazione di perdere il controllo su quanto sta accadendo ai loro figli e di non avere alcuno strumento di intervento.

Effettivamente è difficile trovare la chiave giusta per aprire un dialogo profondo con gli adolescenti: a volte può essere necessario attendere pazientemente che sia l’adolescente ad aprirsi e a cercare un interlocutore adulto, altre volte può essere utile.anticiparlo leggermente o forzarlo.

Un adolescente, infatti, può reagire positivamente sentendosi profondamente capito dai genitori oppure può avere il desiderio di tenere per sé le proprie emozioni e i propri pensieri e di mettersi alla prova nell’affrontare la propria vita in maniera più autonoma e quindi reagire con rabbia e rifiuto di fronte all’interessamento dei genitori che sente come un’indebita intromissione.

Secondo lo psicoanalista francese Philippe Jeammet, molti adolescenti non parlano perché non sanno bene ancora che cosa dire oppure perché alla loro mente si affollano troppi pensieri e non sanno da che parte cominciare, molti sognano di trovare un giorno qualcuno che li capisca al volo a cui finalmente confidare tutto.

Si è quindi sempre di fronte alla stessa contraddizione: l’attesa confusa di essere capiti al volo opposta alla paura di essere trasparenti .
In queste condizioni, come si può trovare la giusta distanza? Spesso ricorrendo a un terzo o a qualsiasi forma di mediazione. A volte può essere molto importante essere pazienti o alleggerire il clima emotivo con un sorriso, in attesa che certe situazioni si sblocchino. L’importante è che la persona con cui il dialogo è più difficile non viva la situazione come un attacco personale e non reagisca agli occhi dell’adolescente chiudendosi a sua volta nel silenzio.

Comprendere il blocco comunicativo di un adolescente aiuta a prendere le distanze riguardo alle sue reazioni. Ciò permette di non farne una questione personale e può consentire a qualcuno di meno direttamente coinvolto di intervenire. I genitori dovrebbero comprendere l’importanza che altre figure di riferimento adulte, come insegnanti, zii, nonni, amici, possono rivestire per la crescita dei loro figli adolescenti e non essere gelosi se vengono momentaneamente “messi da parte”.

In realtà spesso è proprio in virtù del forte legame che l’adolescente sente ancora di avere verso uno o entrambi i genitori,che finisce per cercare altrove consigli e guida per la propria vita. Il timore di essere troppo fragile e dipendente spinge l’adolescente lontano dai genitori in una sfida con se stesso e con le prove che la crescita gli impone.

Certamente queste considerazioni non devono comportare un abbandono psicologico dei figli adolescenti da parte dei genitori. Gli adolescenti non sono ancora adulti, anche se non sono più bambini e hanno bisogno di trovare aiuto, sostegno, guida, ma anche regole e limiti da parte dei genitori.

L’immagine della base sicura come luogo da cui è possibile partire sentendosi sufficientemente attrezzati, e dove è possibile ritornare in qualsiasi momento di difficoltà sapendo che si verrà accolti e sostenuti può dare un’idea di ciò di cui un figlio ha bisogno durante la propria crescita e in particolare nel periodo adolescenziale. Il poter tornare in ogni momento può comportare il bisogno di affrontare temi conflittuali e nodi spinosi e non obbliga necessariamente ad un clima di idilliaca comprensione. Genitori ed adolescenti devono imparare che anche le discussioni e i conflitti fanno parte di una buona comunicazione e aiutano i figli a trovare la forza di esprimere le proprie idee e a sostenere le proprie posizioni così come ad accettare che non sempre le persone affettivamente più vicine pensino e sentano all’unisono. A volte è solamente dopo aver profondamente elaborato ed accettato questa difficile quanto apparentemente banale verità da entrambe le parti che un vero dialogo può avere inizio.

La depressione di uno dei genitori puo’ interferire negativamente sullo sviluppo di un adolescente?

Anche se non ci si può colpevolizzare perché si è depressi è importante assumersi la responsabilità di farsi curare e far sì che la depressione duri il meno possibile per salvaguardare al massimo i figli. Ci potrebbero essere, infatti, ripercussioni negative non solo sui bambini, ma anche sugli adolescenti, che dipendono ancora affettivamente dai genitori e sono angosciati dalle difficoltà emotive di questi ultimi.. A volte può capitare che si colpevolizzino e nutrano la convinzione profonda di avere avuto un ruolo attivo nel provocare la depressione del genitore, come se la loro voglia di vivere e crescere prosciugasse le energie vitali del genitore sofferente, o come se il rinforzarsi dell’uno fosse strettamente correlato all’indebolirsi dell’altro. Può realmente succedere che l’adolescenza del figlio rompa un equilibrio famigliare e di coppia e porti alla depressione di uno dei genitori. A quel punto l’adolescente può trovarsi in un conflitto drammatico dovendo in una certa misura scegliere tra la possibilità di perseguire la propria felicità e quella del genitore sofferente.
Mentire sulla propria depressione da parte del genitore non serve, perché il figlio la percepisce sempre. Per limitarne gli effetti, inevitabilmente nocivi, è sempre meglio dare un nome a quanto sta avvenendo, parlarne, attribuirvi un senso e individuare le conseguenze per i diversi membri della famiglia e il possibile trattamento.
La cosa più importante, quindi, è che il genitore depresso si curi e che venga stabilita una strategia perché l’impatto della malattia sul figlio, adolescente o bambino che sia, venga limitato. E’ consigliabile affrontare apertamente la questione e non lasciare che arrivino al figlio messaggi confusi , che ostacolerebbero la sua crescita e lo potrebbero invischiare emotivamente nella depressione del genitore.

Mia figlia A. ha 15 anni e frequenta un ragazzo di 25.La cosa mi preoccupa anche perche’ ostenta un atteggiamento di sfida nei miei confronti e non riesco a impedirle di frequentarlo. Che fare?

In questo momento A. sembra molto impegnata nel mettere alla prova la propria femminilità nascente e la propria capacità di sedurre i ragazzi e probabilmente sta sperimentando, più o meno coscientemente, un sentimento di rivalità verso di Lei, come donna. Sua figlia sembra interpretare qualsiasi interferenza come un attacco alla sua fragile identità femminile piuttosto che come un ragionevole limite posto al gioco un po’ pericoloso che ha iniziato con un ragazzo tanto più grande di lei. Comprendo la Sua ansia e il fatto che possa sentire l’urgenza di trovare una risposta immediata, ma agire sull’onda delle forti emozioni del momento a volte può portare ad accumulare errori. Questa può anche essere vista come un’occasione per aprire un dialogo con Sua figlia, però è preferibile prendere il discorso alla lontana, con un certo distacco. Un modo possibile di affrontare con lei la questione potrebbe essere quello di parlare dei rapporti tra donne e uomini in generale e dell’importanza di un equilibrio nel livello di maturità in una coppia di ragazzi oppure valorizzando l’affettività, la reciprocità dei sentimenti. Potrebbe essere utile mettersi in gioco direttamente e recuperare i ricordi delle Sue prime esperienze affettive amorose per parlarne, naturalmente da mamma e non da amica, a Sua figlia.Probabilmente in questo modo si potrebbe creare uno spazio in cui A. si senta sufficientemente libera e sia portata ad aprirsi e confidarsi con Lei.
Se si sente controllata sarà molto difficile che tutto ciò avvenga. Va sottolineato il fatto che sono proprio le ragazzine più fragili ed insicure che a quest’età tendono maggiormente ad ostentare atteggiamenti da donne mature e rischiano di restare deluse. e che molto probabilmente l’immagine che A. vuole dare di se stessa non corrisponde alla sua realtà interna. Proibire e basta non serve e neanche si può pretendere che il dialogo sia unilaterale. Sarebbe forse utile coinvolgere anche il padre di A. con il suo punto di vista come uomo.Non so quali siano i rapporti di A. con suo padre, ma certamente i sentimenti in gioco sono diversi da quelli con Lei. Sembra che A sia alla ricerca di un riconoscimento come “piccola donna”da parte femminile, ma anche da parte maschile, sia dalla mamma che dal papà, ma ha anche bisogno di limiti, cioè di sentire che la crescita, senza essere qualcosa di cattivo e negativo, ha dei tempi che a volte comportano attese e frustrazioni. In altre parole, la sfida che come mamma di una ragazza di 15 anni Lei si trova ad affrontare in questo momento è quella di riuscire a darle dei limiti senza mortificare la sua femminilità e i suoi sentimenti e senza colpevolizzare il suo desiderio di diventare grande.

Ho scoperto che mio figlio fuma lo spinello. Ha detto che e’ stata una cosa saltuaria ma ora ci siamo accorti che ne fa un uso frequente. Cosa fare? Quali sono i comportamenti da adottare? Come affrontare la situazione?

Il diffondersi dell’uso di cannabis tra gli adolescenti è uno dei principali motivi di preoccupazione tra i genitori di oggi e purtroppo la percentuale di adolescenti che ne fanno uso è piuttosto elevata, anche se ci sono casi diversi rispetto a frequenza e modalità di assunzione. Ciò rende la percezione degli adolescenti rispetto alla gravità del fumo di spinello assai diversa da quella dei genitori. I rischi connessi al fumo di cannabis vengono sottovalutati dagli adolescenti e la “canna” può rappresentare un cedimento momentaneo ad un comportamento trasgressivo nel gruppo dei coetanei e un modo per tentare di emanciparsi da una dipendenza infantile e passiva dall’autorità genitoriale, cioè può essere vissuta, paradossalmente, come un rito di passaggio verso l’emancipazione. In altri casi, invece, la l’assunzione di cannabis può celare un grave disagio dell’adolescente, che va incontro a gravi rischi di dipendenza da sostanze. Per questi motivi risulta difficile dare consigli che vadano bene per tutti. E’ importante, al contrario, capire il senso del comportamento di ciascun ragazzo in un certo momento della sua crescita perché solo così lo si potrà aiutare e si potrà trovare una risposta adeguata alle sue difficoltà Bisogna chiedersi chi è il ragazzo che abbiamo di fronte, che cosa sta vivendo e in quale quadro si inserisce l’uso di cannabis, com’è la sua giornata, quali sono i suoi sogni, i suoi desideri, che rapporto ha con gli amici, con i genitori e con la scuola o il lavoro. Solamente entrando in rapporto con l’adolescente , dialogando in maniera profonda, si potrà capire come è meglio intervenire.
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