| La consulenza
on line per i genitori è una risposta sufficiente
per i problemi dei genitori di adolescenti?
Mio figlio è un egoista, pensa solo a se stesso
e non accoglie i valori di riferimento della nostra
famiglia. Dove abbiamo sbagliato?
La migliore
amica di mia figlia si è comportata molto male
con lei, che ne soffre terribilmente. Devo intervenire?
E’
tornato a casa ubriaco. Ci dobbiamo preoccupare?
Mia
figlia è carina, ma si sente orribile, va in giro tutta
infagottata e si vergogna del proprio corpo al punto
di desiderare un intervento di chirurgia estetica. Devo
assecondarla?
Ha
senso ricorrere alla chirurgia estetica?
Nostro
figlio ci manca di rispetto e mia moglie lascia correre.
Devo chiudere un occhio anch’io?
Mio
figlio e’ adottato. ne soffrira’ durante
l’adolescenza?
Non
parla... come devo comportarmi?
La
depressione di uno dei genitori puo’ interferire negativamente
sullo sviluppo di un adolescente?
Mia
figlia A. ha 15 anni e frequenta un ragazzo di 25. La
cosa mi preoccupa anche perche’ ostenta un atteggiamento
di sfida nei miei confronti e non riesco a impedirle
di frequentarlo. Che fare?
Ho
scoperto che mio figlio fuma lo spinello. Ha detto che
e’ stata una cosa saltuaria ma ora ci siamo accorti
che ne fa un uso frequente. Cosa fare? Quali sono i
comportamenti da adottare? Come affrontare la situazione?
La consulenza on line per
i genitori è una risposta sufficiente per i problemi
dei genitori di adolescenti?
Quello che ci si propone di fare con la nostra iniziativa
è di adattare ai bisogni dei genitori di adolescenti
l’uso di internet ed è quindi importante
partire dall’interrogarsi sulla condizione che
stanno vivendo ed affrontando oggi questi genitori.
Il genitore di adolescente vive un momento
importante di cambiamento, a volte di crisi,
in un contesto sicuramente meno socializzato
di quello del genitore del bambino. Si pensi ai gruppi
di genitori che si iniziano a frequentare al momento
della gravidanza, al sostegno alla nascita, all’inserimento
al nido o anche al bisogno di confronto spontaneo con
altre coppie che i genitori dei neonati spesso ricercano
e riescono a procurarsi, all’importanza del ruolo
rivestito dalle educatrici e dalle insegnanti della
scuola materna ed elementare, al ruolo del pediatra
e via dicendo... E’ esperienza comune che con
l’ingresso nella scuola media diminuisca la partecipazione
dei genitori alla vita scolastica dei figli, ma che
con il passaggio alle scuole superiori,
a volte anche fisicamente lontane da casa, i
genitori vivano un isolamento dagli altri genitori
e ci sia una scarsità di occasioni di confronto
e di scambio di opinioni su questo momento dell’esperienza
di genitori.
Se da una parte tutto questo risponde alle esigenze
evolutive dell’adolescente, che cerca il proprio
spazio per individuarsi,
dall’altra comporta una maggiore solitudine
dei genitori, privati dell’opportunità
di condividere ansie e difficoltà e forse lascia
soli anche gli adolescenti.
Una possibile reazione all’isolamento può
essere quella di una ulteriore chiusura dei genitori
al mondo esterno e di un conseguente irrigidimento
sulle proprie certezze, che non favorisce il dialogo
con i figli adolescenti.
All’estremo opposto può esserci un
atteggiamento di delega generica al mondo della scuola
o al contesto sociale, affinché se ne occupino
o affinché l’adolescente vi faccia da solo
le proprie esperienze, senza però che venga fornito
il necessario supporto a queste esperienze e alla loro
elaborazione.
L’adolescente, infatti, sollecita
risposte a volte anche molto complesse da parte degli
adulti e mette alla prova la loro capacità
di pensare a nuove soluzioni, può fare
domande in maniera esplicita o, più spesso, implicitamente
attraverso i suoi comportamenti e i suoi atteggiamenti,
chiede agli adulti di mettersi in gioco nella relazione
con lui e i genitori possono trovarsi in difficoltà
a fornire da soli delle risposte.
Se si pensa poi a famiglie e a coppie spesso
in crisi e tutte prese dai propri problemi
esistenziali, il quadro che ne emerge può essere
quello di un grande bisogno di supporto.
In un simile contesto internet può
rappresentare un’opportunità importante
a cui molti genitori possono far ricorso, in quanto
rappresenta un modo nuovo, più rapido
ed efficiente di accedere alla possibilità
di informazione, formazione e comunicazione
e apre una grande trasformazione dei rapporti interpersonali.
I vantaggi che Internet offre sono la velocità
e l’elasticità dei tempi, nel
senso che sarà l’utente a decidere in che
momento entrare in contatto con l’ambito o la
tematica che lo riguarda e potrà così
sperimentare un primo approccio al problema per poi
passare eventualmente ad un ulteriore approfondimento.
E’ indubbio che il mezzo telematico possa quantomeno
favorire una iniziale presa di coscienza dei
problemi emotivi dei genitori e/o dei ragazzi
e portare alla condivisione nel gruppo utile alla risoluzione.
Esiste, infatti, una cultura di auto aiuto
nella rete e, anche se l’adolescenza
non è una patologia, sappiamo quanto lo scambio
di opinioni, ad esempio attraverso un forum di discussione,
possa rappresentare un aiuto per i genitori in crisi.
Il sito quindi ospita un
forum, con un tema che sarà proposto
sulla base delle esigenze riscontrate tra i genitori
e che viene moderato dai curatori del sito, che provvedono
anche a fornire un commento finale di sintesi dei diversi
contributi.
Le FAQ, domande e risposte frequenti
pubblicate sul sito, sono un esempio di come l’
esperto possa aiutare a fornire risposte e soluzioni
ai genitori e supportarli nelle difficoltà.
I testi di presentazioni delle varie sezioni
offrono ai genitori l’opportunità di familiarizzare
con il linguaggio dell’equipe e il suo approccio
ai diversi temi dell’adolescenza.
La consultazione attraverso
e-mail è invece uno scambio privato
tra genitore, che vi può accedere dopo essersi
registrato, ed esperto, psicologo, assistente
sociale o avvocato. Mette a disposizione una
risorsa in tempi rapidi e in una situazione di grande
libertà e spontaneità della richiesta,
anche se comporta un certo sforzo legato al compito
di scrivere.
Il momento in cui un genitore si accinge a mettere per
iscritto le proprie difficoltà allo psicologo
rappresenta anche una prima messa a fuoco dei
problemi e l’apertura di uno spazio di riflessione
sulla relazione con il figlio adolescente insieme
a qualcun altro che si presume esperto.
Certo, il rischio può essere quello legato ad
una aspettativa di risposta molto satura, la classica
ricetta che risolve il problema immediatamente.
Obbiettivo della consultazione, in particolare
di quella psicologica, è però quello di
fornire un supporto ai genitori perché possano
attivarsi a loro volta a trovare risposte e modalità
di relazione più soddisfacenti per loro e per
i loro figli.
Per concludere, se ancora oggi molti guardano a internet
con un certo sospetto, come a un mondo virtuale, in
cui ci si può isolare e non entrare in rapporto
con gli altri, il sito “genitorieadolescenti”
si pone invece come un’opportunità
di incontro in rete e quindi come un facilitatore di
rapporti in un contesto sociale che sicuramente
non è di sostegno alla genitorialità posta
di fronte alla sfida dell’adolescenza.
Mio figlio è un egoista,
pensa solo a se stesso e non accoglie i valori di riferimento
della nostra famiglia. Dove abbiamo sbagliato?
E’ importante distinguere tra una grave mancanza
di contatto affettivo e una situazione di ritiro, che
può essere davvero preoccupante, dal normale
“egoismo” dei giovani che può far
parte del processo di crescita e va inteso come il preciso
compito evolutivo di pensare a costruire se stessi e
la propria identità prima di poter avere qualcosa
da dare e un sufficiente spazio per pensare agli altri.
L’adolescente è naturalmente egocentrico,
il suo io sta al centro dei suoi interessi e inoltre
deve separarsi dai legami familiare ed aprirsi al mondo
esterno. Per questo può succedere che risulti
molto più generoso con i suoi amici che con i
genitori e i fratelli, oppure che scelga un ambito diverso
da quello che i genitori privilegiano (la parrocchia
o il terzo mondo...) per esercitare la propria disponibilità
a dare.
A volte il giudizio di “egoista” dei genitori
tradisce una visione adulto-centrica da parte degli
adulti, che non tengono conto della necessità
di lasciare il tempo necessario affinché un graduale
processo di crescita abbia luogo e pretendono che l’adolescente
piuttosto che elaborare personalmente la capacità
di amare gli altri e maturare la possibilità
di decentrarsi, debba assimilare tout court dei modelli
“buoni” sulla base del giudizio di chi ha
già completato il proprio percorso di crescita:
gli adulti.
E’ sempre consigliabile avere fiducia che, se
all’adolescente vengono forniti validi esempi
di generosità e di capacità di cogliere
i bisogni altrui, compresi i suoi - che non significa
necessariamente “viziarlo” – prima
o poi questi troverà a sua volta lo spazio sufficiente
per farsi carico dei bisogni degli altri.
E’ importante non svalutare l’adolescente
con giudizi negativi su di lui e sulla sua generazione,
ma avere fiducia nella capacità creativa e di
rinnovamento dei valori di cui ogni generazione può
essere portatrice.
Dal punto di vista operativo si possono invece fornire
dei compiti precisi, regole di collaborazione domestica
o extra-domestica in modo da supportare dall’esterno
lo sviluppo di comportamenti orientati verso gli altri,
accettando che a volte questi compiti possano risultare
al figlio faticosi o incomprensibili, proprio in quanto
vengono dai genitori, che in questo momento gli possono
apparire come i genitori dell’infanzia.
Va sempre ricordato, infatti, che la maturità
affettiva dell’adolescente e quella dell’adulto
non sono paragonabili e che la vita può essere
colta da punti di vista opposti e a volte poco conciliabili.
La migliore amica di mia
figlia si è comportata molto male con lei, che
ne soffre terribilmente. Devo intervenire?
Certamente lei può intervenire ascoltando sua
figlia e dandole il supporto affettivo di cui ha bisogno
in questo momento, ma quasi sempre è consigliabile
evitare di parlare con l’amica o con i genitori
in casi del genere.
Questo momento può essere visto, anzi, come un’occasione
per aiutare la ragazza a formare una capacità
personale ed autonoma di gestire la conflittualità
e di affrontare gli aspetti più faticosi e sgradevoli
delle relazioni con gli altri, che nella vita sono inevitabili..
Meglio, però, non comunicare ai ragazzi l’idea
che non ci si possa fidare di nessuno né, d’altro
canto, stupirsi che sua figlia stia soffrendo anche
molto.
E’ evidente che si tratta di una forte delusione
e che può essere fonte di una intensa sofferenza
psichica, ma è compito dei genitori anche quello
di saper infondere fiducia nelle risorse dei figli e
serenità relativamente a quanto ci si può
aspettare dagli altri nella vita.
La ragazza va aiutata a tollerare questo momento sapendo
che c’è qualcuno disposto ad ascoltarla,
a capire come si sente e a condividere il suo stato
d’animo, magari attraverso il ricordo di una esperienza
analoga avuta da Lei alla sua età.
D’altro canto va anche aiutata a mettere in campo
le proprie personali risorse e a mobilitare delle strategie
utili a superare le sue attuali difficoltà di
relazione.
In questo modo sarà messa nelle condizioni di
affrontare direttamente eventuali chiarimenti, fratture,
passi di riconciliazioni o altre soluzioni possibili,
sentendosi libera di decidere senza interferenze e più
sicura delle proprie capacità di gestire le situazioni
difficili
E’
tornato a casa ubriaco. Ci dobbiamo preoccupare?
Bere sta diventando un’abitudine sempre
più diffusa tra gli adolescenti anche
nel nostro paese. Le sbornie collettive tra giovani,
anche tra preadolescenti, stanno addirittura assumendo
un significato di rito iniziatico, che fa sentire
grandi, e si stanno diffondendo in tutti gli
stati sociali.
Si tratta di una tendenza molto pericolosa perché
non aiuta certo i ragazzi ad inserirsi nella società
adulta, ma anzi li rende più vulnerabili.
Per alcuni ubriacarsi può rappresentare un modo
per superare pensieri depressivi, per abbandonare
pesanti inibizioni e raggiungere quello stato
di leggerezza e di libertà emotiva che
non riescono ad ottenere nella quotidianità.
L’alcool, però, comporta molti
rischi e non va sottovalutato,
anche se un’esperienza isolata di una ubriacatura
non può essere demonizzata e stigmatizzata come
alcoolismo.
La nostra società tollera questo tipo di comportamento,
che però dovrebbe restare auspicabilmente entro
limiti accettabili, dovrebbe cioè essere legato
più alla piacevole trasgressione di una sera
che al bisogno costante di ricercare un benessere impossibile.
Come per il fumo, la droga e i comportamenti a rischio,
la prevenzione si deve dirigere essenzialmente
nei confronti dell’insicurezza affettiva
e degli stati depressivi degli adolescenti.
E’ piuttosto comune riscontrare che l’abuso
di alcool, legato spesso ad una vita di gruppo, è
un modo sbagliato di trovare all’esterno ciò
che l’adolescente non riesce a trovare all’interno
della famiglia, cioè una forma di comunicazione
vissuta come intensa e significativa e in sentimento di forza collettiva di cui l’adolescente
ha tanto più bisogno, quanto più si sente
solo.
Sta agli adulti, quindi, di essere
attenti e di aiutare l’adolescente a trovare
sostegni che possano essere sentiti come buoni e valorizzanti.
Non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia
importante che i ragazzi trovino presso gli adulti,
genitori o altre significative figure di riferimento,
delle occasioni privilegiate di piacere condiviso
che diano senso e speranza al crescere e al vivere.
L’adolescenza è un momento in cui i vissuti
depressivi sono particolarmente intensi e può
essere più facile cadere in comportamenti, come
il bere, che rappresentano una fuga da stati emotivi
poco tollerabili.
Se non si recupera il piacere di vivere e crescere
come valore e speranza condivisa dall’adolescente
e dagli adulti che lo circondano, sarà
molto difficile che i vantaggi momentanei legati allo
stato di ebbrezza vengano abbandonati e che la condotta
alcolista non si cronicizzi.
Mia
figlia è carina, ma si sente orribile, va in
giro tutta infagottata e si vergogna del proprio corpo
al punto di desiderare un intervento di chirurgia estetica.
Devo assecondarla?
In adolescenza il corpo assume un’importanza
fondamentale anche in virtù dei cambiamenti
cui va incontro e può diventare il luogo
dove si incanalano le angosce legate all’età
di passaggio.
A volte il disagio si fissa su di una particolare
parte del corpo che viene sentita come
inaccettabile, fino ad essere vissuta come
qualcosa di mostruoso e come la fonte di tutto il malessere
dell’adolescente. Può trattarsi del naso,
delle orecchie, del seno... e nei casi più ostinati
si ha a che fare con un disturbo fobico detto, appunto,
“dismorfofobia”.
In altri casi si tratta di una profonda difficoltà
ad accettarsi e ad integrare nel sé
i cambiamenti corporei, a tollerare
di non poter controllare i cambiamenti del corpo e in
generale di non poter scegliere il proprio corpo sulla
base del proprio modello ideale, oppure della difficoltà
ad accettare il proprio corpo come sessuato e privato
della “perfezione” infantile.
Spesso le inquietudini relative al corpo riflettono
il divario esistente tra la cattiva immagine di se stesso
che ha l’adolescente e l’imponenza delle
sue aspirazioni a primeggiare.
Ha senso ricorrere
alla chirurgia estetica?
Solitamente è consigliabile prendere
tempo e non affrettarsi ad affrontare un intervento
che può avere effetti e risultati non sempre
conformi alle speranze iniziali. A volte l’adolescente
potrà giungere a trovarsi inaccettabile anche
dopo l’intervento, con un senso di delusione ancora
più difficile da tollerare.
Se le preoccupazioni appaiono particolarmente
sproporzionate e pesanti da sopportare è consigliabile
pensare piuttosto ad una psicoterapia, che
affronti i significati profondi legati a un tale stato
di disagio e all’impossibilità ad accettarsi.
In altri casi, temporeggiare può avere il senso
di dare all’adolescente il tempo per elaborare
aspetti ancora poco digeriti di sé e
legati alla difficoltà della crescita. Potrà
così raggiungere un equilibrio migliore che gli
consenta di integrare diversamente la propria immagine
corporea e di abbandonare aspettative onnipotenti di
perfezione e di controllo sul corpo.
A questo punto diventerà anche possibile valutare
con serenità se un oggettivo difetto fisico può
essere validamente ridimensionato attraverso un intervento
di chirurgia estetica, di cui si riconosce l’effettiva
necessità e da cui non ci si aspetta niente di
più che un ragionevole miglioramento dell’aspetto
esteriore.
Nostro figlio
ci manca di rispetto e mia moglie lascia correre. Devo
chiudere un occhio anch’io?
Il rapporto genitori-figli dovrebbe fondarsi sul rispetto
reciproco, ma non si può non tenere
conto del fatto che prevede una certa asimmetria.
Il riconoscimento dell’altro come persona
indipendente e avente diritto ad avere i propri bisogni
e i propri desideri è alla base del
sentimento di rispetto. Ogni genitore dovrebbe porre
alla base del rapporto con il figlio un profondo rispetto
dei suoi bisogni, della sua potenziale autonomia, del
suo corpo, del suo pensiero del suo diritto ad essere
riconosciuto come individuo portatore di valori personali,
del suo diritto ad avere relazioni extrafamiliari, ad
apprendere e conoscere, ad aprirsi al mondo...
D’altra parte, il dovere dei genitori di svolgere
una funzione educativa nei confronti
del figlio rende questa relazione asimmetrica
e fa sì che i genitori debbano imporre delle
regole.
Con gli adolescenti di oggi non è più
possibile però gestire le regole come succedeva
fino a poche generazioni fa, in maniera assolutista
e autoritaria. Nel mondo attuale un genitore che impone
al figlio la propria volontà senza che ci sia
alcuna possibilità di contrattare e trovare
una condivisione, una adesione su di un terreno
comune e dotato di senso per entrambe le parti,
si mette nelle condizioni di perdere autorevolezza e
di rompere il dialogo con il figlio, invece che accrescere
la possibilità di ottenere rispetto.
E’ importante, però, che anche i
genitori abbiano rispetto per se stessi e l’uno
verso l’altro. L’auto-svalutazione
o la svalutazione reciproca non rappresentano certo
un buon esempio per i figli. In tal senso è importante
che nei genitori ci sia l’aspettativa profonda
di ricevere rispetto dai propri figli.
Il rispetto degli adolescenti per i loro genitori
è spesso collegato al rispetto che ricevono e
che hanno ricevuto nel corso dell’infanzia
e al clima di rispetto reciproco tra i membri della
famiglia. Sarà tutto più semplice se la
fiducia reciproca, che deve essere uno dei punti chiave
dell’educazione, regnerà in famiglia.
Per essere efficace il rispetto deve essere
spontaneo e sentito e lo sarà tanto
più facilmente quanto più l’adolescente
sentirà che i suoi genitori sono profondamente
rispettosi di lui come persona.
Il rispetto, infatti, non deve essere una conquista
dell’età adulta, ma va garantito fin dalla
più tenera età.
Se persiste un clima di profonda mancanza di rispetto,
i genitori non dovrebbero tollerare che la situazione
si stabilizzi e diventi ingestibile.
E’ preferibile cercare un aiuto esterno per meglio
comprendere che cosa stia alla base di un clima relazionale
insoddisfacente. Infatti, se il rispetto non può
essere ottenuto con la forza, perché non si tratterebbe
che di un compiacente adattamento e di una rinuncia
ad un rapporto autentico, deve però essere sempre
alla base dei sani rapporti tra genitori e figli.
Mio figlio e’
adottato. ne soffrira’ durante l’adolescenza?
L’adolescente adottato avrà maggiori difficoltà
in questa fase della vita? La maggior parte dei genitori
adottivi si ritrova a porsi questa domanda e a vivere
con una certa ansia il passaggio adolescenziale dei
propri figli.
Oggi la maggior parte dei genitori adottivi segue
il consiglio degli specialisti di comunicare al figlio
adottivo il più presto possibile la verità
sulla sua origine. Ma ciò non significa che la
questione sia chiusa una volta per tutte. Si ripresenta
quasi sempre nel corso dell’adolescenza attraverso
gli interrogativi sui genitori biologici e il desiderio
di ritrovarli o almeno di conoscerli e sui motivi che
li hanno spinti all’abbandono. Si tratta di un
desiderio legittimo, ma che si serve di una base di
realtà innegabile per nascondere altri interrogativi
a volte più difficili da formulare.
“I miei genitori mi considerano come un vero
figlio?” e “Mi avrebbero scelto e mi sceglierebbero
ancora sapendo come sono diventato?”
Che consigli si possono dare ai genitori adottivi?
Il principale, da cui dipendono anche gli altri, è
quello di assumere la propria scelta e di affermare
il proprio essere genitori di fronte a se stessi agli
altri e soprattutto al proprio figlio, pur senza negare
la realtà precedente. Il secondo consiglio è
di essere vigili rispetto al rischio di proiezioni sul
figlio delle proprie ansie.
Le certezze e le affermazioni perentorie sull’adolescente
sul suo comportamento possono tradire il desiderio di
controllare lo sconosciuto che l’altro rappresenta
sempre, anche quando è il proprio figlio , che
sia o meno adottato.
E’ importante fare spazio alla scoperta dell’altro
con la sua complessità e le sue contraddizioni,
piuttosto che pretendere di sapere tutto o di immaginare
che l’incontro con i genitori naturali dispenserebbe
da questa fatica della scoperta.
Da questa base si può partire con i propri figli
per l’avventura di imparare ad accettare la propria
storia e la propria realtà, in una nuova fase
della vita, quella adolescenziale, da un lato, che comporta
un’attenzione maggiore ed una consapevolezza crescente
della propria identità e, dall’altro, quella
di genitori non più di bambini, ma di ragazzi
nella fase della crescita e della separazione dai legami
infantili.
Non parla... come devo
comportarmi?
Il silenzio degli adolescenti spesso preoccupa i genitori
che hanno la sensazione di perdere il controllo su quanto
sta accadendo ai loro figli e di non avere alcuno strumento
di intervento.
Effettivamente è difficile trovare la chiave
giusta per aprire un dialogo profondo con gli adolescenti:
a volte può essere necessario attendere pazientemente
che sia l’adolescente ad aprirsi e a cercare un
interlocutore adulto, altre volte può essere
utile.anticiparlo leggermente o forzarlo.
Un adolescente, infatti, può reagire positivamente
sentendosi profondamente capito dai genitori oppure
può avere il desiderio di tenere per sé
le proprie emozioni e i propri pensieri e di mettersi
alla prova nell’affrontare la propria vita in
maniera più autonoma e quindi reagire con rabbia
e rifiuto di fronte all’interessamento dei genitori
che sente come un’indebita intromissione.
Secondo lo psicoanalista francese Philippe Jeammet,
molti adolescenti non parlano perché non sanno
bene ancora che cosa dire oppure perché alla
loro mente si affollano troppi pensieri e non sanno
da che parte cominciare, molti sognano di trovare un
giorno qualcuno che li capisca al volo a cui finalmente
confidare tutto.
Si è quindi sempre di fronte alla stessa contraddizione:
l’attesa confusa di essere capiti al volo opposta
alla paura di essere trasparenti .
In queste condizioni, come si può trovare la
giusta distanza? Spesso ricorrendo a un terzo o a qualsiasi
forma di mediazione. A volte può essere molto
importante essere pazienti o alleggerire il clima emotivo
con un sorriso, in attesa che certe situazioni si sblocchino.
L’importante è che la persona con cui il
dialogo è più difficile non viva la situazione
come un attacco personale e non reagisca agli occhi
dell’adolescente chiudendosi a sua volta nel silenzio.
Comprendere il blocco comunicativo di un adolescente
aiuta a prendere le distanze riguardo alle sue reazioni.
Ciò permette di non farne una questione personale
e può consentire a qualcuno di meno direttamente
coinvolto di intervenire. I genitori dovrebbero comprendere
l’importanza che altre figure di riferimento adulte,
come insegnanti, zii, nonni, amici, possono rivestire
per la crescita dei loro figli adolescenti e non essere
gelosi se vengono momentaneamente “messi da parte”.
In realtà spesso è proprio in virtù
del forte legame che l’adolescente sente ancora
di avere verso uno o entrambi i genitori,che finisce
per cercare altrove consigli e guida per la propria
vita. Il timore di essere troppo fragile e dipendente
spinge l’adolescente lontano dai genitori in una
sfida con se stesso e con le prove che la crescita gli
impone.
Certamente queste considerazioni non devono comportare
un abbandono psicologico dei figli adolescenti da parte
dei genitori. Gli adolescenti non sono ancora adulti,
anche se non sono più bambini e hanno bisogno
di trovare aiuto, sostegno, guida, ma anche regole e
limiti da parte dei genitori.
L’immagine della base sicura come luogo da cui
è possibile partire sentendosi sufficientemente
attrezzati, e dove è possibile ritornare in qualsiasi
momento di difficoltà sapendo che si verrà
accolti e sostenuti può dare un’idea di
ciò di cui un figlio ha bisogno durante la propria
crescita e in particolare nel periodo adolescenziale.
Il poter tornare in ogni momento può comportare
il bisogno di affrontare temi conflittuali e nodi spinosi
e non obbliga necessariamente ad un clima di idilliaca
comprensione. Genitori ed adolescenti devono imparare
che anche le discussioni e i conflitti fanno parte di
una buona comunicazione e aiutano i figli a trovare
la forza di esprimere le proprie idee e a sostenere
le proprie posizioni così come ad accettare che
non sempre le persone affettivamente più vicine
pensino e sentano all’unisono. A volte è
solamente dopo aver profondamente elaborato ed accettato
questa difficile quanto apparentemente banale verità
da entrambe le parti che un vero dialogo può
avere inizio.
La depressione
di uno dei genitori puo’ interferire negativamente
sullo sviluppo di un adolescente?
Anche se non ci si può colpevolizzare perché
si è depressi è importante assumersi la
responsabilità di farsi curare e far sì
che la depressione duri il meno possibile per salvaguardare
al massimo i figli. Ci potrebbero essere, infatti, ripercussioni
negative non solo sui bambini, ma anche sugli adolescenti,
che dipendono ancora affettivamente dai genitori e sono
angosciati dalle difficoltà emotive di questi
ultimi.. A volte può capitare che si colpevolizzino
e nutrano la convinzione profonda di avere avuto un
ruolo attivo nel provocare la depressione del genitore,
come se la loro voglia di vivere e crescere prosciugasse
le energie vitali del genitore sofferente, o come se
il rinforzarsi dell’uno fosse strettamente correlato
all’indebolirsi dell’altro. Può realmente
succedere che l’adolescenza del figlio rompa un
equilibrio famigliare e di coppia e porti alla depressione
di uno dei genitori. A quel punto l’adolescente
può trovarsi in un conflitto drammatico dovendo
in una certa misura scegliere tra la possibilità
di perseguire la propria felicità e quella del
genitore sofferente.
Mentire sulla propria depressione da parte del genitore
non serve, perché il figlio la percepisce sempre.
Per limitarne gli effetti, inevitabilmente nocivi, è
sempre meglio dare un nome a quanto sta avvenendo, parlarne,
attribuirvi un senso e individuare le conseguenze per
i diversi membri della famiglia e il possibile trattamento.
La cosa più importante, quindi, è che
il genitore depresso si curi e che venga stabilita una
strategia perché l’impatto della malattia
sul figlio, adolescente o bambino che sia, venga limitato.
E’ consigliabile affrontare apertamente la questione
e non lasciare che arrivino al figlio messaggi confusi
, che ostacolerebbero la sua crescita e lo potrebbero
invischiare emotivamente nella depressione del genitore.
Mia figlia A. ha 15 anni e frequenta un ragazzo di 25.La cosa mi preoccupa anche perche’ ostenta un atteggiamento di sfida nei miei confronti e non riesco a impedirle di frequentarlo. Che fare?
In questo momento A. sembra molto impegnata nel mettere alla prova la propria femminilità nascente e la propria capacità di sedurre i ragazzi e probabilmente sta sperimentando, più o meno coscientemente, un sentimento di rivalità verso di Lei, come donna. Sua figlia sembra interpretare qualsiasi interferenza come un attacco alla sua fragile identità femminile piuttosto che come un ragionevole limite posto al gioco un po’ pericoloso che ha iniziato con un ragazzo tanto più grande di lei. Comprendo la Sua ansia e il fatto che possa sentire l’urgenza di trovare una risposta immediata, ma agire sull’onda delle forti emozioni del momento a volte può portare ad accumulare errori. Questa può anche essere vista come un’occasione per aprire un dialogo con Sua figlia, però è preferibile prendere il discorso alla lontana, con un certo distacco. Un modo possibile di affrontare con lei la questione potrebbe essere quello di parlare dei rapporti tra donne e uomini in generale e dell’importanza di un equilibrio nel livello di maturità in una coppia di ragazzi oppure valorizzando l’affettività, la reciprocità dei sentimenti. Potrebbe essere utile mettersi in gioco direttamente e recuperare i ricordi delle Sue prime esperienze affettive amorose per parlarne, naturalmente da mamma e non da amica, a Sua figlia.Probabilmente in questo modo si potrebbe creare uno spazio in cui A. si senta sufficientemente libera e sia portata ad aprirsi e confidarsi con Lei. Se si sente controllata sarà molto difficile che tutto ciò avvenga. Va sottolineato il fatto che sono proprio le ragazzine più fragili ed insicure che a quest’età tendono maggiormente ad ostentare atteggiamenti da donne mature e rischiano di restare deluse. e che molto probabilmente l’immagine che A. vuole dare di se stessa non corrisponde alla sua realtà interna. Proibire e basta non serve e neanche si può pretendere che il dialogo sia unilaterale. Sarebbe forse utile coinvolgere anche il padre di A. con il suo punto di vista come uomo.Non so quali siano i rapporti di A. con suo padre, ma certamente i sentimenti in gioco sono diversi da quelli con Lei. Sembra che A sia alla ricerca di un riconoscimento come “piccola donna”da parte femminile, ma anche da parte maschile, sia dalla mamma che dal papà, ma ha anche bisogno di limiti, cioè di sentire che la crescita, senza essere qualcosa di cattivo e negativo, ha dei tempi che a volte comportano attese e frustrazioni. In altre parole, la sfida che come mamma di una ragazza di 15 anni Lei si trova ad affrontare in questo momento è quella di riuscire a darle dei limiti senza mortificare la sua femminilità e i suoi sentimenti e senza colpevolizzare il suo desiderio di diventare grande.
Ho scoperto che mio figlio fuma lo spinello. Ha detto che e’ stata una cosa saltuaria ma ora ci siamo accorti che ne fa un uso frequente. Cosa fare? Quali sono i comportamenti da adottare? Come affrontare la situazione?
Il diffondersi dell’uso di cannabis tra gli adolescenti è uno dei principali motivi di preoccupazione tra i genitori di oggi e purtroppo la percentuale di adolescenti che ne fanno uso è piuttosto elevata, anche se ci sono casi diversi rispetto a frequenza e modalità di assunzione. Ciò rende la percezione degli adolescenti rispetto alla gravità del fumo di spinello assai diversa da quella dei genitori. I rischi connessi al fumo di cannabis vengono sottovalutati dagli adolescenti e la “canna” può rappresentare un cedimento momentaneo ad un comportamento trasgressivo nel gruppo dei coetanei e un modo per tentare di emanciparsi da una dipendenza infantile e passiva dall’autorità genitoriale, cioè può essere vissuta, paradossalmente, come un rito di passaggio verso l’emancipazione. In altri casi, invece, la l’assunzione di cannabis può celare un grave disagio dell’adolescente, che va incontro a gravi rischi di dipendenza da sostanze. Per questi motivi risulta difficile dare consigli che vadano bene per tutti. E’ importante, al contrario, capire il senso del comportamento di ciascun ragazzo in un certo momento della sua crescita perché solo così lo si potrà aiutare e si potrà trovare una risposta adeguata alle sue difficoltà Bisogna chiedersi chi è il ragazzo che abbiamo di fronte, che cosa sta vivendo e in quale quadro si inserisce l’uso di cannabis, com’è la sua giornata, quali sono i suoi sogni, i suoi desideri, che rapporto ha con gli amici, con i genitori e con la scuola o il lavoro. Solamente entrando in rapporto con l’adolescente , dialogando in maniera profonda, si potrà capire come è meglio intervenire.
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